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Mattino: 7.45 - 9.00
Pausa pranzo: 12:30 - 13:30
Pomeriggio 15.30 - 16.30
Segreteria chiusa il mercoledì pomeriggio

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Così la scuola si prepara ad accogliere gli studenti

I primi sono già arrivati, e, con la delicatezza dovuta, già accolti in alcune scuole.


E molti altri, dalle prime notizie, arriveranno nelle prossime settimane. La macchina dell’organizzazione, con coordinamento istituzionale, è dunque avviata.


Il problema delle scuole riguarda l’ambiente educativo, che deve essere preparato, compresa la presenza dei mediatori linguistici.


Le stesse scuole, a dire il vero, negli anni hanno già fatto esperienza di inserimento di alunni stranieri, arrivati anche con anno scolastico in corso. Nel senso che l’inclusione, con le sue criticità, non ė una novità assoluta.


Ma ė questa situazione ad esserlo, visti i numeri che vengono ipotizzati, cioè circa 10.000 studenti.


Resta poi il compito, al di là e oltre l’accoglienza, di riuscire, se il caso, di riprogrammare il proprio percorso formativo, aiutando anche i nostri bambini e ragazzi a modulare e maturare le forme migliori di relazione e di convivenza.


Pensiamo solo, per un attimo, a quali sentimenti e a quali difficoltà stanno segnando questi bambini e ragazzi ucraini, sradicati dalla loro terra e dalle loro famiglie, con esperienze di dolore, di risentimento, di paura, anche di odio e di rancore.


E dovremo tutti, noi mondo della scuola, far sentire loro che siamo vicini, disponibili a trasmettere affetto e sana umanità.


Non sappiamo, poi, quanto rimarranno in Italia, come evolverà la situazione. Rimarranno, cioè, per mesi o per poche settimane, oppure per sempre? Poi: verranno qui con le famiglie, o parte delle famiglie, o da soli? E dove vivranno? L’incertezza, dunque, sarà compagna di viaggio. La speranza comunque è che la qualità della vicinanza sopperirà a tutte queste domande e incertezze, tanto da far sentire loro di essere davvero accolti. Ci vorrà, da parte di tutti, saggezza, equilibrio, empatia.


Perché questi bambini e ragazzi ucraini sono qui, ma con la mente sono e saranno in Ucraina.


Dovremo imparare a comunicare con un particolare tatto il positivo della pace e della convivenza, senza fermarsi sulle notizie di dolore e di guerra. Senza poi esagerare nelle espressioni retoriche.


Come in concreto potremo aiutarli?


Non pretendendo di educarli, se posso usare questa espressione, senza cioè dare per scontata la bontà dei nostri modi di essere e di pensare. Ma lasciando e consentendo (con-sentendo) momenti di essere, in modo che, dialogando e vivendo assieme, nasca da subito una empatia e la comune ricerca di una sintesi comportamentale.


Questi bambini e ragazzi, per riassumere, dovranno un po’ alla volta riprendere un pensiero ed una speranza di futuro possibile, superando traumi e dolori.


Al loro arrivo, per concentrarsi su consigli concreti, non si dovrà costruire un momento di festa, perché per loro non è una festa. Nè assillarli con attenzioni e curiosità oltre misura.


Quindi, attenzione, rispetto, sobrietà.


Saranno, lo ripeto, fondamentali i mediatori linguistici, connazionali che già vivono in Italia e personale del servizio sociale dei comuni. I docenti avranno quindi un compito di sintesi non facile, ma i più hanno già fatto esperienza di accoglienza.


Poi i consigli di classe, dopo aver raccolto le prime informazioni, dovranno aggiustare il percorso formativo della classe intera.


I primi giorni dunque non saranno facili, ma, come sappiamo, basteranno per le naturali conoscenze e simpatie.


Fondamentale saranno i colloquio iniziali con parenti e connazionali, anche per capire il livello di scolarizzazione. Sapendo comunque che prioritario sarà il filtro linguistico.


È difficile, quindi, pretendere una prassi di continuità tra scuole e sistemi scolastici diversi, italiano e ucraino, vista anche la centralità della lingua madre.


Si verificherà perciò caso per caso.


L’inclusione perciò passerà attraverso il vivere assieme e le modalità di didattica, coinvolgente, esperienziale, che sarà possibile attivare. Ma ci vorrà pazienza.


La vita di classe, cioè di reciprocità, tra bambini e tra ragazzi potrà aiutarli a superare il senso di isolamento, di ansia, di solitudine. Creando invece inedite amicizie. Forme di antidoto al sottofondo di dolore per un futuro per niente chiaro.


Le istituzioni, le scuole e le realtà famigliari hanno un compito delicato, che, credo, sapranno svolgere nel migliore dei modi.


Consiglio comunque una programmazione scolastica sino a giugno, ed una sociale sino a tutta l’estate.


 


Gianni Zen